«Ama e vivrai»

Avatar photoIrene CafisoSocietà27 Ottobre 202615 Letture

Riconoscere Cristo nei volti degli ultimi

Era un giorno di ottobre del 2016 e solo adesso che mi siedo e scrivo per fare memoria, mi rendo conto che sono trascorsi dieci anni esatti. Mi trovavo seduta lì ad Assisi sotto quel Crocifisso di San Damiano tanto caro quanto scomodo e rivoluzionario per la vita di Francesco; così anche io – sperando di trovare risposte – ho chiesto: “Cosa vuoi, Tu, che io faccia?”.
Ero all’inizio di un nuovo percorso di studi nel campo delle migrazioni e la mia vocazione dentro me era forte e chiara quanto bisognosa di “conferme”. Quel giorno non ci sono stati segni particolari se non una consapevolezza ed una frase che mi ritornava più e più volte alla mente e al cuore: “Ama e vivrai!”.

Finito il mio percorso di studi, avviene il mio incontro con la Caritas diocesana di Ragusa nell’ambito del Servizio Civile, esperienza che stravolge la mia vita e la avvicina a chi sta ai margini della nostra città, a chi vive sulla strada e ci rimane per l’invisibilità di cui è costretto a vestirsi di fronte agli occhi di chi non vuol vedere. Più che il pane, l’acqua o l’abito, il primo dono che si può fare a chi è in una condizione di profonda fragilità è lo “sguardo”; ed io credo di aver riconosciuto e toccato con mano per la prima volta “quel crocifisso” in uno dei senza dimora seguiti dal servizio Caritas in cui mi trovavo.
Sfoglio con commozione un piccolo quaderno dove annotavo le emozioni di quel periodo e leggo: “Guardati R., sei sporco, fai puzza, hai dei sacchetti di plastica al posto dei calzini, la tua pelle porta tanti segni, la gente non ti guarda e la società ti respinge” eppure “Disprezzato e reietto dagli uomini. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi (Isaia 53)” ed è così che mi son detta: “Ok, Signore sei Tu. Ti riconosco!”

Lavoro oggi come mediatrice linguistica e culturale in servizi della Caritas di Ragusa che operano per e a fianco di persone in condizioni di grave marginalità ferite da storie di abbandono, abusi, violenza, problemi psichiatrici e di dipendenza ed ogni giorno sono i loro volti, le loro mani, i loro piedi, i loro cuori che riescono ad evangelizzarmi ancora ed ancora.
La mia vocazione lavorativa si fonde con la mia professione di vita nell’Ordine Francescano Secolare e benedico ogni giorno l’incontro con i lebbrosi del nostro tempo e della nostra città perché “ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo” – dal Testamento di San Francesco d’Assisi.


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