
«Dio ci ha messi nella condizione di poter scegliere di fare del bene, mettersi al servizio del prossimo e diventare uno strumento per costruire un futuro migliore»
Partirà a fine ottobre per l’Etiopia per vivere, con le Suore Salesiane, l’anno del servizio civile internazionale, Davide Piloto, 26 anni, di Vittoria, della parrocchia San Giovanni Bosco. Davide, diplomato presso il liceo artistico e presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, da sempre sogna di potersi affermare nel campo dell’arte. Ci facciamo raccontare la sua vocazione missionaria e il suo desiderio di intraprendere il servizio civile in terra di missione.
Davide, come nasce la scelta del servizio civile internazionale?
Nasce dal desiderio di non dare per scontato il tempo che ci è donato: terminati gli studi di maturità mi son trovato di fronte a un bivio, partire per Roma (per gli studi) o partire per l’Africa. Scelgo quindi la prima, ma non riesco a poterla vivere in pieno. Di recente mi iscrivo a un corso di laurea magistrale in Beni Culturali. Nel frattempo, un caro amico torna dal Senegal e me ne parla entusiasta: ha vissuto lì un anno grazie al Servizio civile universale. Incuriosito, lo richiamo per saperne di più e, una domenica mattina, decido di mandare la domanda.
In cosa sarai impegnato e quali sono le tue aspettative?
Ho sempre avuto l’idea e la voglia di rimanere in un posto e costruire, insieme alle persone del luogo, qualcosa per la collettività. Vi faccio una piccola confidenza: non ho conosciuto mio nonno materno che alla mia età partì con un gruppo di missionari per l’Uganda dove aiutò chi era nel bisogno insegnando nuovi mestieri. Anche a me piacerebbe poter realizzare una scuola di arteterapia per tutte le età all’interno di queste realtà; un sogno di sicuro ha custodito anche mio nonno. L’ente con cui partirò si chiama ASPEm, una realtà che si occupa di solidarietà, sviluppo delle comunità e impegno civile, attiva in Europa, Africa e Sud America. Il progetto mi vedrà impegnato ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, presso la Auxilium Catholic School, in un complesso scolastico formato da a 2.500 bambini, con classi che contano dai 70 agli 80 alunni ciascuna, coordinato da cinque suore salesiane. Il mio compito, con il supporto del corpo docente, sarà quello di creare aree predisposte per l’arte, la musica e il teatro.
Che preparazione richiede questo progetto?
All’interno del percorso è prevista una formazione specifica che si terrà a Barzio e mi vedrà impegnato, insieme ad altri ottanta ragazzi, nell’approfondimento e nella conoscenza delle destinazioni dei singoli progetti. Successivamente, inizierà il lavoro sul campo; a piccoli gruppi, infatti, raggiungeremo destinazioni differenti che ci accoglieranno per un intero anno.
Cosa ti ispira a donare un anno della tua vita per questo progetto di solidarietà?
La comunità parrocchiale, la fede e il mio avvicinamento a Dio, hanno giocato un ruolo fondamentale. Non mancano gli impedimenti, ma, se ci credi e ti affidi davvero a Dio, in qualche modo “la strada si apre”. In questo viaggio porto con me l’ondata di calore, affetto e benedizioni che ho ricevuto in queste ultime settimane. Ogni giovane dovrebbe ricordare quanto è prezioso per la collettività: siamo dono, Dio ci ha messi nella condizione di poter scegliere di fare del bene, mettersi al servizio del prossimo e diventare uno strumento per costruire un futuro migliore. Sogniamo, osserviamo e cerchiamo con passione di superare i nostri limiti, senza lasciarci anestetizzare dalla mediocrità che spesso ci circonda.






