Il saio dietro la cattedra

Avatar photoEmanuele OcchipintiCultura27 Ottobre 202687 Letture

Un viaggio alle origini spirituali dell'Università Cattolica, dove l'eredità francescana di padre Gemelli continua a intrecciare fede, cultura e impegno

Le radici francescane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Nell’anno in cui si fa memoria degli ottocento anni dal Transito di san Francesco, il suo segno si ritrova anche in un luogo inatteso, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, frequentata da chi vi scrive, il quale ha interiorizzato, negli anni universitari, la “poesia francescana”, secondo l’armoniosa definizione del futuro Papa Montini. L’Università si inaugurava il 7 dicembre 1921; tra i promotori c’erano Giuseppe Toniolo, Ludovico Necchi, Francesco Olgiati e Armida Barelli, ma il volto pubblico fu quello di padre Agostino Gemelli, medico di formazione positivista, convertito nel 1903 ed entrato lo stesso anno tra i frati minori.

Trovo traccia di quanto quell’appartenenza abbia contato in un volumetto curato anni fa da Ernesto Preziosi, Le radici francescane dell’Università Cattolica (I.S.U. UC, Milano 2003). Ripercorre le impressioni, le sensazioni ed il pensiero che ha nutrito i miei giorni milanesi, e la figura dei fondatori in diverse dimensioni, da quella intellettuale a quella pedagogica ed ecclesiale, fino a quella francescana, comune soprattutto a Gemelli e ad Armida Barelli. Nel patrimonio culturale dell’Università Cattolica c’è una tradizione filosofica e teologica francescana e un uguale indirizzo nella spiritualità fiorita al suo interno grazie a numerose donne e uomini che hanno cercato di incarnare lo spirito del Santo di Assisi nel mondo contemporaneo, di unire scienza e vita con simpatia esistenziale, intelligenza e umiltà, tipiche della spiritualità francescana, “l’attualità perenne di san Francesco che – come scrive Gemelli – ha in sé il genio religioso universale della rinascita della vita, dell’umanità, della storia alla luce del Vangelo”. Forse il Padre Gemelli desiderava un’università istituzionalmente francescana, ha dato vita ad un ateneo francescano vissuto e servito anche dal nutrito gruppo delle Terziarie francescane del Sacro Cuore, costituito nel 1919 e dall’analogo istituto di Terziari francescani, avviato dal 1928.

Certo, di primo acchito, la tematica culturale non trova immediata ospitalità nel francescanesimo; lo stile di vita nato sulle orme di Francesco è qualcosa di estremamente semplice, legato all’essenzialità, radicalmente ancorato alla parola evangelica; Francesco non appare uomo di cultura, ma la sua lezione, ciò che si riferisce allo studio, alla Sapienza, va tutto nella direzione di una sintesi tra fede e vita che è la stella polare che conduce Gemelli e il suo piccolo gruppo di amici, potremmo dire di frates, a costruire un sogno che per altri si era rilevato impossibile: rinnovare la cattolicità italiana partendo dalla cultura.

Non vogliamo far emergere l’idea che tutto ciò che si riferisce all’Università Cattolica, alle sue radici, sia in debito con il francescanesimo; o che questa ispirazione sia esclusiva. Ma indubbiamente in questa opera culturale al servizio della Chiesa e della società rileviamo tracce della sintesi francescana. Negli anni successivi agli studi ho vissuto due esperienze che tanti ricordano con affetto: l’Associazione Amici dell’UC, che ebbe giorni fecondi negli anni scorsi anche a Ragusa e la Giornata Universitaria, nata nel 1924 e da allora ininterrottamente celebrata: due strumenti in cui “non è difficile riconoscere il sigillo di una impetuosa spiritualità francescana” radicato come fu l’ateneo tra la gente e sopravvissuto della generosità del popolo. L’esperienza di farsi mendicanti tra la gente per il suo sostegno è una similitudine con l’esperienza francescana.

Certamente ogni epoca ha il carattere di unicità e irripetibilità e il carisma francescano delle origini richiede di essere interpretato per essere vissuto e attualizzato; “San Francesco -scriveva Gemelli -non copia mai, crea rivive e armonizza, fonde e riassume, annoda, è tutto proietta nel futuro. E’ la novità personificata”. E proprio nel solco degli ottocento anni del transito, la grande anima di Francesco, resta terreno di confronto, per il presente e per il futuro, per un’istituzione ambiziosa e moderna che continua a lasciarsi interrogare dalla minorità e dalla fraternità di san Francesco.

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