
Come polli in batteria che attendono il loro turno per essere spennati
Nella tipica calura agostana, mi trovo in fila alla cassa di bar della zona litoranea iblea. Fila molto lunga, tanto da mettere a repentaglio la solidità dei cinquecento grammi di gelato comprato per rendere degno un lauto pranzo domenicale.
La fila è – almeno secondo me – inspiegabilmente lunga, troppo, se si considera che al banco mi hanno servito in pochi minuti dei giovani molto efficienti ed educati. E infatti è uno di loro a farmi notare, con estremo garbo, che la fila per pagare il gelato è in realtà di una sola persona prima di me, e davanti la cassiera del bar. Quell’altra fila, quella enorme, alla quale mi ero scioccamente accodato, è tutt’altra cosa. «È la fila – mi spiegano – di chi sta giocando al lotto istantaneo».
Un grande schermo, un conto alla rovescia. Poi, una serie di numeri, ne conto venti. Poi un lampo e la scritta “numero oro”, o forse gold. Ho capito approssimativamente ma sufficientemente quello che mi accadeva intorno: una trentina di persone stavano in attesa che, ogni cinque minuti, uscissero i venti numeri e poi il loro fratello aureo. Giocavano e attendevano di vincere. E qualcuno avrà anche vinto, almeno mi auguro.
Non mi azzardo (sic!) a fare una analisi, da totale incompetente, sullo stimolo al gioco d’azzardo, la sua sempre possibile deriva verso la patologia, i problemi che molte famiglie si trovano a dover affrontare quando un componente viene preso da questa irrefrenabile smania di scommettere e giocare coi numeri o coi cavalli o con ventidue ragazzi in pantaloncini e scarpette multicolori.
Non mi permetto perché non è il caso, non conosco i termini, le cifre: ne ho solo sentito parlare.
Ma l’episodio che ho riferito mi è parso sintomatico non solo della pericolosità del gioco, ma della sua trasformazione da possibile momento adrenalinico – sempre al limite del patologico – in qualche caso anche divertente (se relegato a rado episodio), a costrizione, a plastificazione, a omogeneizzazione del giocatore che come una gallina in batteria è li piantato davanti uno schermo, coi soldi in mano per puntare e attendere che il suo numero sia tra i prescelti. Alienazione è forse il termine che più si addice. Io so soltanto che per osservare il fenomeno ho dovuto bere il mio gelato, ridotto a cremina multicolore, come i numeri del lotto istanteneo.






