Mediterranea, una comunità unita dal lavoro che parla

Avatar photoEmanuele OcchipintiSocietà3 Aprile 20253 Letture

La visita del Vescovo all’azienda florovivaistica di Acate che coniuga la dottrina sociale con le leggi della produzione e dell’economia.

Una visita del Vescovo in azienda è sempre occasione di sorrisi e strette di mano ma anche momento per trattare di temi economici, non come si trattano nei talkshow televisivi, ma a partire dalla fatica di rendere concreti, giorno per giorno, l’attenzione per le persone ed il loro lavoro, la dignità e la cura, la produzione e la legalità, il benessere condiviso. Fatica che ha strettamente a che fare con il vasto pensiero della dottrina sociale che ambisce ad orientare la vita, anche economica, delle persone e delle comunità.

La visita è occasione per esprime vicinanza e attenzione per questa fatica e per conoscere l’estrosa creatività degli imprenditori nel coniugare valori e regole, profitto e umanità, Vangelo e dottrina economica. Con tanto senso di responsabilità. Su questo tema si snoda la visita del Vescovo Giuseppe a La Mediterranea, l’azienda florovivaistica di Acate di Francesco, Paola e Piero Gurrieri, a partire dal saluto di benvenuto: «Quella che il Papa chiama speranza, in occasione del Giubileo, tradotta più laicamente è il senso di responsabilità. Mi piace mettere in luce il senso di responsabilità che tutti noi dentro l’azienda abbiamo, nei confronti del lavoro, ma anche nelle relazioni e nel vivere e confrontarsi con donne e uomini spesso diversi da noi, per culture e diversità religiose». È stata Paola Gurrieri a descrivere le modalità con le quali l’azienda coniuga la responsabilità. Citando innanzitutto tutti i collaboratori più significativi, italiani, pakistani, tunisini albanesi, senegalesi, polacchi, ognuno portatore di una storia unica: chi è diventato papà di una bambina e vive qui con la moglie e la bambina; chi si è sposato a distanza con una video chiamata e i compagni di lavoro a fare da testimoni; chi chiama i colleghi “i miei ragazzi”; chi coordina il lavoro sulle piante madri o prepara i terreni, mette le reti e le manichette; chi è un tuttofare occupandosi del ritiro delle scatole, della raccolta e pure dello stoccaggio dei fiori nelle celle frigo; una comunità solidale che lavora con senso di responsabilità. L’azienda si impegna in numerose campagne sociali a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori: prima fra tutte quella sulla prevenzione delle malattie che ha portato in azienda primari e medici oncologici con l’intento di «ricordare a donne e uomini stranieri e italiani che aver cura di noi stessi è un nostro preciso dovere, e che in Italia la salute è un diritto». La mostra sulle Madri della Costituzione è stato momento di condivisione con tutti i collaboratori delle radici della storia italiana «per avere in mano degli strumenti per interpretare il mondo che abitiamo e non avere paura di una realtà sempre più diversa». La panchina rossa, in occasione della Giornata per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, e i selfie che tutti, dai dipendenti al sindaco, si son fatti sorridendo, ha avuto un significato forte; sottolinea l’imprenditrice: «Abbiamo avuto il coraggio di schierarci e definirci su un tema così importante come quello della violenza sulle donne; e se è fatto in un’azienda si sente di più perché è una comunità unita dal lavoro che parla».

Lungo i filari delle serre monsignor Giuseppe La Placa si è interessato al fascino della produzione floricola che Franco Gurrieri, con l’arte e la passione agronoma che gli è propria, ha minuziosamente descritto; ma ha voluto rilanciare il tema della responsabilità per fare appello a tutte le imprese: «Responsabilità è essere e continuare ad essere aperti al dialogo; dialogo con i lavoratori di un’azienda ma anche con gli imprenditori che vedono in tutti i loro collaboratori non uno strumento ma il valore stesso dell’azienda. Il Vangelo, incarnato nella vita sociale e produttiva dell’impresa, è e sarà segno concreto di speranza a partire da questo anno giubilare».

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